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...e Vince se ne va....

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Quanti sono i pezzi iconici che hanno avuto un impatto decisivo nella carriera dei Depeche Mode, nel senso che hanno contribuito a farla “sterzare”, portando la band verso nuove vette? A modesto parere di chi scrive, sono quattro, e il primo di questi è sicuramente Just Can’t Get Enough.

Come già scritto nella prima parte del capitolo dedicato al 1981, Just Can’t Get Enough esordisce dal vivo verosimilmente nei primi mesi del 1981, ma ad oggi non è noto né quando fu proposta in concerto per la prima volta, né come suonasse all’epoca. Non siamo nemmeno sicuri che il testo cantato duranti le prime esibizioni fosse esattamente quello che oggi conosciamo, dato che, nella foto contenente l’originale scritto da Vince e pubblicato a suo tempo da Bong Magazine (la rivista ufficiale del fan club della band per circa due decadi), ci sono evidenti quanto illeggibili correzioni fatte a mano dallo stesso autore. E visto lo “smacco” incassato con I Sometimes Wish I Was Dead (vedi capitolo precedente), un pizzico di prudenza non guasta di certo.

jcgestillUn frame dalla clip di JCGEJust Can’t Get Enough è il terzo singolo pubblicato dai Depeche Mode, e il secondo estratto da Speak & Spell. Pubblicato il 7 settembre 1981, e accompagnato dal tutto fuorché memorabile video di Clive Richardson, il pezzo gode fin da subito di un ottimo riscontro commerciale, raggiungendo l’ottavo posto delle chart inglesi, e addirittura il ventiseiesimo nella classifica americana “Hot Dance Club Play”, in un Paese in cui i Depeche Mode sono (e lo rimarranno ancora per qualche anno) praticamente sconosciuti. Il confermato slot a Top of the Pops (ricordiamolo ancora, programma all’epoca visto da più di 10 milioni di telespettatori e in grado di garantire una promozione importante e vendite nell’ordine delle decine di migliaia di copie), poi trasmesso dalla BBC il 24 settembre 1981, fa il resto. La macchina Depeche Mode innesta la marcia superiore e acquisisce visibilità sempre più ampia.

A casa propria, il buon riscontro sia in termini di vendite che di risultati nelle chart inglesi ottenuto da New Life si traduce concretamente anche in termini di biglietti venduti per gli spettacoli della band. Anche se in posti non particolarmente grandi, i Depeche Mode fanno registrare diversi show all’insegna del tutto esaurito, e questi risultati confortanti danno la spinta al gruppo per continuare a proporre nuovo materiale. È il 23 luglio quando, durante il concerto alla “The Venue” di Londra, la bandThe Venue presenta due nuovi pezzi che Dave introdurrà come "Operator" e "Pretty Boy", rendendo chiaro quanto sia tutto una sorta di work in progress in termini di titoli, testi e arrangiamenti.

Curiosamente, o forse no, la pubblicazione di Just Can’t Get Enough (in attesa dell’album che vedrà le stampe solo il mese successivo) coincide con il primo “mini tour” europeo della band in cui, fatto non trascurabile, il gruppo si esibisce come artista principale della serata. Il primo evento si tiene al Markthalle di Amburgo, una città che fin da subito si lega indissolubilmente alla band, tanto da spingere Daniel Miller a parlare di “amore a prima vista”. Circa 600 persone accorrono allo spettacolo, un numero davvero importante per un gruppo senza un album all’attivo e per giunta in trasferta in un Paese che non li conosce, non essendoci stata una particolare markthallepromozione. Non dimentichiamoci che sono i primissimi anni ‘80, tempi lontanissimi dall’epoca di internet e di Youtube; e la stessa MTV non inizierà a trasmettere i suoi videoclip prima del 1987.
Nel primo “trionfale” concerto ad Amburgo, vengono verosimilmente proposti 13 pezzi e il riscontro del pubblico è ottimo. L’unica nota stonata la coglie Daniel dopo il concerto, quando si accorge che, laddove Martin, Dave e Andy siano impegnati a festeggiare con le proprie compagne dell’epoca nell’autobus che li porta in Olanda, Vince rimane in disparte e stranamente silenzioso, suscitando qualche interrogativo nello stesso Miller.

La sera dopo è il turno dell’iconico “Paradiso” di Amsterdam: iconico perché, come ben sanno gli appassionati di musica dal vivo, dei grandi nomi della musica pop e rock sono in pochi a *non* aver suonato almeno una volta in questa sala, cosa che gli è valsa il soprannome di “Tempio del Pop”.
Della data olandese esistono una registrazione FM, incompleta (solo 7 brani) ma di qualità eccelsa, e una ripresa video amatoriale quantomeno curiosa: in un’epoca in cui erano pochi i fortunati a possedere una telecamera (per intenderci, modelli appena decenti erano parecchio voluminosi e costavano almeno un paio di stipendi se non di più) che nessuno o quasi osava portare ai concerti causa ingombro e rischio concreto di vedersela sequestrare, fa quantomeno strano vedere in circolazione un video completo amatoriale di una data del 1981 di una band all’epoca per altro praticamente sconosciuta. Per anni qualcuno ha perfino attribuito queste riprese dalle prime file a un non esattamente sobrio Daniel Miller, ma da un anno circa sappiamo che la persona a cui dobbiamo un immenso grazie è una donna di nome Hennie e della sua telecamera in formato BetaMax.
Saranno 15 i brani in scaletta quella sera; una scaletta che si cristallizzerà per il resto del tour.

Dopo un giorno di pausa, i Depeche Mode si spostano a Bruxelles per esibirsi in un altro posto a suo modo iconico: il Disco Rojo o Disque Rouge. Perché un nome spagnolo? Semplicemente perché ad aprirlo fu uno spagnolo, tale José Gomez, che neldiscorojocredit: depeche-mode.be 1974 decise di trasformare un ex cinema (chiamato RAF e chiuso nei primi anni ‘70) in una discoteca. Questo posto diventerà per davvero storico a modo suo soprattutto a partire dagli anni ’90, quando cambierà nome (e proprietari) in “Fuse” per diventare un punto di riferimento europeo del movimento techno. Ma questa è un’altra storia che richiederebbe ore (che non abbiamo) per essere raccontata.
Curiosamente (o forse no), Martin ha dimostrato a più riprese di ricordare benissimo il primo concerto in Belgio dei Depeche Mode, avendolo citato diverse volte in varie interviste, l’ultima risalente a pochissimi anni fa. Ne sono emersi un paio di aneddoti curiosi. Il primo, è che il giorno dell’evento gli viene anticipata una buona affluenza di pubblico motivata dal giorno di riposo dei parrucchieri (di grazia, non chiedeteci spiegazioni). L’altro è che durante il secondo bis, iniziato con la cover degli Everly Brothers “The Price Of Love”, le drum machine smettono di funzionare a metà brano, permettendo al gruppo di defilarsi, facendo credere al pubblico ignaro che il concerto sarebbe dovuto finire proprio in quel modo. La realtà è che probabilmente ci sarebbe dovuta essere anche Dreaming of Me a chiudere il set, salvo non essere suonata per via del finale del tutto imprevisto.

Bains douchesL’ultimo concerto del tour nel continente è previsto la sera successiva in un altro posto a quei tempi iconico, i Bains Douches di Parigi. Tralasciando il fatto che nel locale non era evento rarissimo incontrare Roman Polanski o Mick Jagger, o addirittura ritrovarsi a fare il bagno con Liza Minelli, ai Bains Douches ci hanno suonato artisti famosi come i Soft Cell o i Joy Division (che ne faranno a distanza di decenni un live).
Il concerto viene trasmesso in diretta (anche questa è un inedito per la band) su France Inter; non a caso da anni gli appassionati godono di una registrazione eccellente, sebbene talvolta rovinata dalle estemporanee presentazioni di Bernard Lenoir. Ma per chi non lo sapesse, a distanza di qualche decennio da quella sera, è stato (finalmente!) reso disponibile il nastro master “sprovvisto” delle presentazioni di Lenoir, regalando ai fan una delle migliori trascrizioni esistenti di quell’epoca.
Peccato che la band si limiti a un solo bis non tornando sul palco per il secondo (The Price of Love e Dreaming of Me): non ne conosciamo la ragione, ed è improbabile che le motivazioni siano legate ai tempi della diretta (il commento di Lenoir sulla durata esigua della performance non rendono credibile questa ipotesi). Possibile semmai che le urla di un disturbatore (a cui Dave sarcasticamente dedica Just Can’t Get Enough..) abbiano spinto il gruppo a chiudere il concerto con un solo bis.
Ah, altro curioso aneddoto: un poster originale di quel concerto ha quotazioni da far girare la testa, come del resto alcune fedeli riproduzioni stampate a decine di anni di distanza e vendute a non meno di 80€ l’una…

Terminato il mini ma trionfale tour europeo, Dave, Martin ed Andy fanno ritorno in Inghilterra, mentre Vince e la sua compagna dell’epoca Deb Danahay decidono di trattenersi un paio di giorni a Parigi. È in questa occasione che Vince confida alla sua ex l’intenzione di lasciare la band; laddove agli altri la notizia sarà comunicata alcune settimane dopo.

Di ritorno in Inghilterra, la band continua la propria attività live inizialmente con un paio di concerti in alcuni licei inglesi (esperienza alquanto curiosa per il gruppo, vista l’età media dei partecipanti) per poi dar vita al vero proprio tour a supporto di Speak & Spell, pubblicato ad inizio novembre.

Sono 15 pezzi i pezzi in scaletta, gli stessi suonati nella tournée europea, per 14 date di un mini tour che si chiude con due sere all’insegna del tutto esaurito al Lyceum di Londra. Poi una registrazione televisiva promozionale al Festival Theatre di Chichester e… Vince che saluta la band.

vincedaveVince e DavePer decenni si è speculato sulle ragioni dietro questo abbandono. In assenza di comunicati ufficiali (decisamente i caratteri di Vince e Alan non sono proprio identici), ci sembrano interessanti quelle proposte da Simon Spence nel suo notevole, benché non proprio di fluida lettura, “Just Can't Get Enough: The Making of Depeche Mode”. A suo dire, due cose avrebbero motivato una decisione tanto inattesa quanto apparentemente senza senso (visto il crescente successo della band) e che avrebbe colto impreparati e scioccati i suoi (ex) compagni d’avventura: in primis, la difficoltà ad accettare l’idea di non essere l’unico compositore della band; e poi il non essere convinto dalla figura di Dave, il frontman da lui stesso “reclutato” ma privo di quell’estensione vocale auspicata invece da Vince.

P.s. anche in Italia i Depeche Mode non erano proprio del tutto sconosciuti. Nelle rotazioni di alcuni DJ di Torino, New Life e Just Can’t Get Enough erano tra i brani maggiormente proposti. Ma di lì a vederli in Italia, ce ne passerà di acqua sotto i ponti (e 3 album).

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Pubblicato nel 1996
Fondatore e webmaster:
Fabrizio Cassero
Email: webmaster@depechemodeitalia.com

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Quando sei in tour, magari passi un pomeriggio a piangere, ma poi dalle otto di sera in poi sei un Depeche Mode. E devi dare ai fans quello che si aspettano.

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